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Brigidino

«È un dolce o meglio un trastullo speciale alla Toscana ove trovasi a tutte le fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme da cialde»
Pellegrino Artusi – La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Uova, zucchero, anice e farina sono gli ingredienti di questo dolce croccante dalla forma, dal colore e dal gusto tipico ed originale. Sembra accertato che all’origine di questo “trastullo speciale”, secondo le parole di Pellegrino Artusi, vi siano le monache di Santa Brigida, la santa svedese del XIV secolo che viaggiò spesso in Toscana. Le “brigidine” avevano il compito di preparare le ostie per le comunioni e, verso la metà del Cinquecento, elaborarono la ricetta di questo dolce croccante dall’aroma di anice.

In origine si usavano delle tenaglie che avevano alle estremità due lastre di ferro di forma circolare su cui erano spesso incisi motivi decorativi: fiori stilizzati, girandole, soli. Dopo aver mescolato gli ingredienti, si schiacciavano e si cuocevano piccole quantità di impasto fra le lastre arroventate. I dolci erano poi posti nei corbelli di vimini ricoperti, all’interno, da carta cerata per il trasporto e la vendita.

Nel tempo la tradizione dei brigidini si è legata soprattutto ai cittadini di Lamporecchio che hanno iniziato a portare questo dolce nelle fiere e nei mercati vicini e lontani, creando un vero e proprio mestiere che dura ancora oggi. La presenza dei “brigidinai” è una costante in tutte le fiere, mercati o sagre, oggi come allora, quando ancora non c’erano le auto e si partiva con il cavallo e il “barroccio” per andare a venderli. Ma il brigidino oggi è anche un prodotto che, per la cura della materia prima e la qualità produttiva, ha un notevole successo e una grande distribuzione, sia in Italia che all’estero.